Mottola: itinerario tra Chiese e Villaggi rupestri

Mottola: itinerario tra Chiese e Villaggi rupestri

Mottola è stata definita ciliegina sulla torta dell’habitat rupestre jonico dalla rivista “Qui Touring” del Touring Club Italiano; ecco alcuni itinerari!

Mottola è ricca di interessanti insediamenti rupestri: si tratta di villaggi e chiese, scavati nella tenera calcarenite di gravina, la roccia definita localmente tufo. Questo particolare fenomeno urbanistico, denominato dagli studiosi neo trogloditismo, si sviluppò nel medioevo, probabilmente ad opera dei dominatori bizantini che avevano la necessità di presidiare il territorio conquistato per ricondurlo all’agricoltura.
Nacquero così, in corrispondenza di gravine e lame – delle caratteristiche depressioni carsiche naturali – delle vere e proprie città ipogee o sotterranee, con case, magazzini, depositi, cimiteri e un articolato sistema di canalizzazioni e cisterne, in cui confluiva l’acqua meteorica.

E’ possibile esplorare queste straordinarie testimonianze di epoche remote grazie a Maria Grottola che gestisce il portale www.visitmottola.com e che ci porta alla loro scoperta..

Attraverso le visite guidate, sarà emozionante saggiare il modo di vivere degli abitanti di queste città medioevali dei due villaggi rupestri mottolesi più imponenti, Petruscio (circa duecento case-grotte) e Casalrotto (circa 100 case-grotte), rispettivamente scavati in una gravina e in una lama.
Come in una piramide rovesciata – la citazione appartiene all’architetto materano Pietro Laureano – a Petruscio contempleremo il susseguirsi delle abitazioni, dall’alto verso il basso, disposte a più livelli, in veri e propri condomini rupestri.
Oltre alla tipica casa-grotta, con la particolare divisione degli spazi, funzionale agli usi domestici e agricolo-pastorali, sarà possibile visitare una casa dall’architettura particolarmente raffinata, probabilmente destinata all’Igumeno, il capo della comunità monastica italo-greca e, infine, una chiesa rupestre forse alto-medioevale, in parte crollata, ma molto imponente, tanto da essere definita Cattedrale dagli studiosi.

Mottola è nota anche per le sue mirabili Grotte di Dio con le sue Chiese rupestri: dopo l’esplorazione dei villaggi, il tour guidato di Mottola prosegue e si completa con la visita alle Mirabili Grotte di Dio. Così furono battezzate negli anni ’80 dalla rivista Bell’Italia le chiese rupestri mottolesi meglio conservate, restaurate dalla Sovrintendenza nel 2008 e ricchissime di affreschi realizzati alla maniera di Bisanzio, per la delizia degli occhi dei visitatori.
La più celebre è quella dedicata a San Nicola di Myra, nota come la Cappella Sistina in rupe, così come fu denominata a livello accademico fin dagli anni ’70.
Chiesa rupestre di Sant’Angelo
Nella gravina di Casalrotto subiremo il fascino della visita di un vero e proprio unicum: la chiesa rupestre di Sant’Angelo. Particolare per essere l’unica chiesa rupestre italiana scavata su due piani ipogei, essa è affrescata con meravigliosi dipinti, eseguiti alla maniera greca, databili fra il XIII e il XIV secolo.
Infine, entreremo in una casa grotta particolarmente grande, forse sede di un antico monastero italo-greco, utilizzata come set cinematografico nel film fantasy di Matteo Garrone Il racconto dei racconti, del 2015: qui sono state girate, infatti, le scene della Casa dell’Orco e della Principessa.

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Il viaggio nella bellissima Mottola prosegue con la Chiesa rupestre di San Nicola di Myra: ci troveremo di fronte ad una vera e propria pinacoteca d’arte sacra popolare pugliese, poiché in essa sono dipinti numerosi e pregevoli affreschi, databili dall’XI al XIV secolo.
Nell’abside centrale è dipinto l’affresco di una déesis – compendio del Giudizio Universale – tema iconografico tipico delle chiese orientali a destinazione funeraria. Al centro della composizione pittorica vi è il Cristo Onnipotente, tra la Vergine Maria e San Giovanni Battista; questi ultimi sono rappresentati in atteggiamento di preghiera, e intercedono per le anime dei defunti.
Da segnalare un bellissimo San Michele Arcangelo, raffigurato ai due estremi della zona sacra, come se fosse stato posto a guardia del Paradiso.
Tra i santi affrescati, spiccano San Pietro, Santo Stefano, San Giuliano, Santa Parasceve, Santa Pelagia, Santa Lucia, Santa Elena, San Leonardo da Limoges e San Giorgio. Quest’ultimo è rappresentato sul suo fido destriero, mentre sconfigge il Drago, da cui salvò la Principessa, secondo la leggenda. Proprio la leggenda è la grande protagonista che aleggia, in queste chiese rupestri, e che traspare dagli affreschi. Attraverso di essa, infatti, nel medioevo, si divulgava la dottrina della chiesa ai fedeli, tant’è che, in tale periodo, vi fu una corposa produzione letteraria agiografica, specializzata, cioè, sulle fantastiche biografie dei santi, considerati veri e propri eroi da imitare per conquistarsi il Paradiso.

affresco-chiesa-rupestre-santa-margherita-mottolaAltrettanto meravigliosa si presenta la chiesa rupestre di Santa Margherita – Marina per gli orientali – la martire di Antiochia protettrice di gestanti e partorienti nel medioevo, dalla pianta irregolare e sinuosa, quasi a guisa di un ventre materno.
Dei tre affreschi che la ritraggono nella chiesa, attrae subito l’attenzione quello posto di fronte all’ingresso, databile dal XII al XIV secolo, di raffinata esecuzione, e dai tratti caratteristici della pittura bizantina comnena.
Nella chiesa è pure affrescata la sua passio, ovvero, la storia del martirio della giovane Margherita. L’affresco, realizzato in dodici pannelli, ricalca esattamente la trama del racconto agiografico che la riguarda, dall’incontro con il prefetto Olibrio alle torture subite, alla reclusione in carcere e, infine, alla sua decapitazione.
Tra i numerosi dipinti che adornano la chiesa, due di essi ritraggono un elegantissimo San Michele Arcangelo, che trafigge il Serpente con la sua lancia. Non passano certamente inosservati gli affreschi dei due santi cavalieri, celebri ai tempi delle crociate: San Demetrio di Tessalonica e San Giorgio, al galoppo sui rispettivi cavalli. Infine, fa riflettere un affresco, insolito in ambito rupestre: quello di San Nicola che procura la dote a tre fanciulle, salvandole dalla prostituzione.

Dulcis in fundo, la visita di Mottola si conclude con la chiesa rupestre di San Gregorio, molto elegante e raffinata, un vero e proprio gioiello di architettura sacra scavata. Il Pantocratore che campeggia nell’abside centrale, dallo sguardo maestoso e ieratico, è stato paragonato dagli studiosi, per i suoi tratti fisionomici e stilistici, a quello del Duomo normanno di Monreale, in Sicilia.

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